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Quando si gonfia la rete

Spesso, anzi direi quasi sempre, c’è chi soffre e chi gioisce, alla fine di una gara. Poi se vale il detto che “chi fa goal ha sempre ragione” è pur vero che non bisognerebbe mai distorcere la realtà, e rendendola diversa dai fatti. Ma c’è una “malattia”, si perché “il tifo” è una malattia, che ti fa vedere le cose in maniera diversa da quello che sono, potrebbero essere, o saranno.
Da anni ormai, forse tanti, seguo la “mia squadra” che può cambiare o essere sempre la stessa, condividendo con staff, presidenza e giocatori, le stesse emozioni e le stesse aspettative. A volte deluse, a volte conquistate.
Ma c’è una condizione che non vorrei fosse cambiata in me, e che m’illudo di rivederla negli altri: la sportività.
La parola sport racchiude tanti concetti: fare una cosa per sport, vuol dire cioè farla con leggerezza. Oppure fare sport, può significare solamente praticare una disciplina, qualsiasi essa sia. Altrimenti si può “dire così, tanto per dire, per sport”. Che è un po' l’equivalente di ciò che accade spesso la domenica, in campo, a bordo campo o nelle vicinanze del campo dove si gioca la gara.
Il Calcio dei Grandi, quello dei soldoni fitti, ci racconta questo, tanto è vero che i tifosi (qui ritorna la parola “tifo”…) non potranno mai essere “sportivi” (seppur s’intravede la parola “sport”…) al cento per cento. Chi perde soffre. Sempre. E va rispettato ed onorato per questo.
Quello che vedo in campo però spesso lo non riscontro oltre la recinzione. Cioè vedo ragazzi che a fine gara, anche dopo essersi “bussati” si abbracciano e si salutano, mentre al di fuori gli alibi diventano il gioco dei minuti successivi il novantesimo.
Tutto questo per dire cosa? Forse nulla, ma che ieri, per l’ennesima volta, e ne sono orgoglioso, sentendomi parte in causa, ho assistito ad una sportività unica e mai così rara, tra ragazzi che avevano molto da chiedere ad una gara conclusasi da poco e tiratissima. Tra l’altro con un goal, decisivo, proprio all’ultimo secondo del tempo di recupero. Una beffa per alcuni, ovviamente, una gioia per altri.
La gara in questione era Atletico Castenaso-Borgo Panigale, due squadre allestite per far bene, con due “guide” (Leggi Mister…) importanti ed organici di primissimo livello per provare a vincere il Campionato di Prima Categoria Girone “E”. Ebbene la gara è stata, a mio personalissimo parere, equilibrata e se chi ha calciato in porta non avesse sbagliato, da una parte e dall’altra, non c’era bisogno di arrivare al minuto 94 per portare i punti a disposizione da uno a zero, oppure tre. Una gara di due squadre vere, con parziali supremazie prima di una e poi dell’altra, con la possibilità di chiudere il confronto, prima per una e poi per l’altra e con i portieri messi lì a far bella figura, ma in fondo, questi, sono pagati ed appassionati a far ciò.
Alla fine il goal di Davide Goggiani, uno che zitto zitto, dopo una stagione dove chi lo gestiva lo vedeva in maniera altalenante, ha raccolto un pallone quasi “innocente” e l’ha trasformato in impresa. Non per un ribaltamento di valori, ma solo ed esclusivamente per come si è concluso il tutto.
Premesso che fino ad allora la gara se fosse finita in parità non avrebbe stupito nessuno, spettatori compresi, per decidere il match tra prima e seconda della classe, serviva un episodio. Come quello sbagliato da Cavallaro, da Soltana o da Evangelisti da un parte, o come quelli capitati sui piedi di Berti, Rondoni e Piscopo dall’altra. Tra squadre di livello la differenza può essere solo minima ed il minimo a volte basta ed avanza per conquistare i tre puntoni in gioco.
La squadra di Mister Brunetti ha fatto la sua dignitosa gara, così come quella di Marrese, ed il finale di gara, ha premiato la lucidità dei ragazzi dell’Atletico Castenaso che sembrava ci credessero. Facendo i conti alla fine, avevano ragione loro. Perché ci hanno creduto e ci sono riusciti.
Complimenti al Borgo Panigale, ai ragazzi eccezionali che ha schierato, alla coppia Brunetti-Ronzani ed alla sanguigna presidenza del grande Pino Renzi, nonché Barbara Antinori, ma questa volta la ruota ha girato in un verso che ha strappato il sorriso e mozzato il fiato al Presidente Piero Lucca. Così va il calcio. Senza retoriche, rimpianti e delusioni. Si vince, si perde e qualche volta si pareggia.
Intanto da registrare la quinta vittoria consecutiva per la Marrese’s Band. Qualcosa vorrà dire.
Stefano Zanerini
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